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Comprereste mai una macchina fotografica da Francesco Arpino? E una telecamera da Andrea Fumagalli? In caso di risposta affermativa, rientrereste di diritto nella categoria dei “polli”. I signori Arpino e Fumagalli, infatti, non esistono proprio come Vito Tuttisanti, rispettabile venditore di scarpe modello Hogan in quel di Bari, ma solo sulla carta. Nella realtà, questi sono solo tre dei tanti alias che, in tempi recenti, un gruppo di cosentini utilizzava per truffare gli ignari partecipanti delle aste online.
“Polli”, dicevamo, ma senza offesa. Erano i truffatori, infatti, a definire così i loro clienti in un’intercettazione telefonica raccolta dai carabinieri. Già, i clienti: una volta scoperto il raggiro, a loro non restava altro da fare che inveire contro l’onorabilità di Lucia Trausi, un altro alias partorito da fantasie malate. «Ti vengo a prendere fin là, stronzo» è l’sms che, il 3 ottobre del 2009, un napoletano invia sul cellulare del truffatore cosentino. I soldi li ha inviati come pattuito, ma non ha ricevuto in cambio la fotocamera dei suoi desideri. E così s’incazza, non può fare altro.
«Senti grandissimo bastardo – scrive un altro all’indirizzo mail di Osvaldo Cantarella – guarda che vengo a Catania e ti rompo il culo. Anzi, no. Te lo rompo dieci volte». Tutto inutile, però. Non è in Sicilia, infatti, che avrebbe dovuto cercare il suo uomo. False le identità, false le residenze. Il trucco è tanto semplice quanto ben congegnato, della serie: prendi i soldi e scappa. Non c’è, però, solo il giochetto delle aste fittizie. A volte, il truffatore si presenta come agenzia immobiliare per affittare case inesistenti ai vacanzieri. E’ un’altra intercettazione a rivelarlo: «Trova foto e mettici case al mare – suggeriva il promotore del raggiro al suo collega – La gente manda acconti come niente. Uno mi ha mandato 500, un altro 300, uno 250».
A volte, però, capitavano anche gli inghippi. In un caso, infatti, un hacker cosentino riesce ad accedere al conto corrente di una donna in carne e ossa, non una Lucia Trausi qualunque, e si fa inviare lì i soldi dai “polli”, ovviamente all’insaputa della proprietaria del conto. L’ultima stangata riguarda la vendita di un Rolex a tale Ludovico che per averlo, spedisce 6250 euro sul conto corrente in questione. Un giorno, però, Gabriele, il figlio della vera intestataria del libretto, si accorge dell’anomalia e fa bloccare i soldi prima che l’intruso riesca a prelevarli. A quel punto, la contromossa del truffatore è quella di telefonare a Gabriele fingendo di essere Ludovico, il catanese che ha acquistato il Rolex. Spera di farsi inviare i quattrini e, per convincerlo, sfodera anche il più improbabile dei dialetti siculi. «Mii…mi devi mandare i soldi, lo capisti?».
Ma non c’era proprio niente da capire. E’ uno dei pochi casi in cui si registra un contatto diretto tra il truffatore e il truffato. Il primo, infatti, una volta incassati i soldi senza consegnare la merce, sparisce dalla vista dei clienti gabbati. Quest’ultimi, tentano disperatamente di mettersi in contatto con i venditori i quali, però, evitano accuratamente di rispondere ai loro messaggi. In una circostanza, però, uno di loro sceglie non sottrarsi al confronto con il cliente truffato. E così, risponde al telefono, ignorando però che in ascolto vi siano i carabinieri.
«Ma tu non ti spaventi che ti ho fatto la denuncia?» gli chiede Antonio, utente fresco di fregatura. «E’ inutile che mi chiami, non ti do niente» è la risposta fulminante che ottiene dall’interlocutore che non mostra alcuna remora a rivendicare la paternità dell’imbroglio. «Ma ti sembra giusto rubare trecento euro alle persone che lavorano?» lo incalza il povero Antonio. E l’altro: «Come ruba lo Stato rubo pure io. Mi dispiace per te, ma ormai è fatta».
Inutili i successivi tentativi operati dalla vittima del raggiro. Dall’altro capo del filo, infatti, il truffatore taglia corto: «Vabbè, è inutile che parliamo, ormai ti ho rubato». L’epilogo è patetico. Il cliente, infatti, ha un ultimo sussulto: «Ascoltami, ascoltami, ma sei disposto almeno a ridarmi la metà?». Qualche istante di silenzio, segue la risposta: «Chiamami stasera». Sì, come no.