È bastato l’interrogatorio di garanzia per convincere il gip che, quasi certamente, con gli appalti truccati in ambito sanitario, Antonio Armentano non ha nulla a che vedere. Da alcune ore, infatti, il medico di origine cosentina, già direttore del reparto di Neuroradiologia del Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria, non è più un indagato dell’inchiesta “Sartoria” sottoposto a misura cautelare. La sospensione dai pubblici uffici, infatti, gli è stata revocata dallo stesso giudice che alcuni giorni fa aveva emesso il provvedimento.

Determinante, a tal proposito, è stato proprio l’interrogatorio. In quella sede, infatti, Armentano, spalleggiato dal suo avvocato Franco Sammarco, ha provato a chiarire la propria posizione, partendo proprio dal presunto episodio di corruzione, relativo a uno degli appalti “incriminati e risalente al 2019, periodo in cui lui non era ancora componente del tavolo tecnico della Stazione unica appaltante calabrese. Un’operazione “verità” che, a conti fatti, gli è riuscita perfettamente, tant’è che il gip è tornato sui propri passi, riconoscendo l’insussistenza degli indizi raccolti a suo carico.

L’inchiesta “Sartoria”, nata sotto l’egida della Procura di Catanzaro, punta i riflettori su nove appalti pubblici del valore di trentatré milioni di euro e ai ventinove indagati si contesta di averne turbato la regolarità. A bandirli, negli anni scorsi, erano state la Sua della Regione Calabria, l’Università di Catanzaro e le allora Ao “Pugliese-Ciaccio” e Aou “Mater Domini” oggi confluite nell’Aou “Dulbecco”.