Tutti gli articoli di Societa
PHOTO
di Alessandra Bruno
Il secondo appuntamento di Aperinchiostro si è tenuto l’8 luglio, come da calendario, al Museo dei Brettii e degli Enotri a Cosenza, con ospiti di eccezione. Ha moderato l’evento la direttrice artistica Antonella Falco che, dopo i saluti istituzionali, ha accolto tutti i presenti nel chiostro del Museo insieme alla delegata alla Cultura del comune di Cosenza, Antonietta Cozza. Manuel Sottile ha introdotto il primo di una serie di interventi musicali. Il giovane chitarrista, figlio d’arte, ha accompagnato con la sua musica l’intero corso dell’appuntamento.
«Vincenzo è originario della Calabria, ha vissuto in Toscana, laureato a Siena, si sposta poi a Firenze dove ha insegnato lingua italiana per stranieri ed ora vive a Roma. Grande appassionato di letteratura ispanoamericana, anche nel “La fortuna del greco” vi è traccia di realismo magico. Vincenzo Reale è autore di libretti d’opera e di racconti; e uno di questi racconti, dopo una lunga gestazione, è quello diventato il suo fortunato libro di esordio, finalista al premio Flaiano» racconta la direttrice artistica Antonella Falco.
I protagonisti della storia sono due cugini omonimi che nascono e crescono in un paese sperduto sull’Aspromonte, due giovani scapestrati. Antonio il Greco viene da Carafa Nuova, oggi una città fantasma sull’Aspromonte. Tutti parlano della sua fortuna, sopravvissuto alla fame, al bombardamento di Napoli, a una faida sanguinosa e alle follie di suo cugino, Antonio il Tòzzolo. Ultimo testimone di un passato straordinario e favoloso, ricco di spiriti, briganti e magia, per quasi cento anni Antonio il Greco guarda il mondo attorno a sé cambiare.
«La genesi di questo libro risale a più di dieci anni fa. Sono cresciuto lontano da qui, ma questo non vuol dire che non abbia vissuto la Calabria e non abbia avuto modo di conoscerla e di conoscere le persone che la abitano. Fin da bambino sono stato abituato a venire qui e a parlare con mio nonno, ad ascoltare le sue storie. Sono cresciuto con tutta questa mole di storie che avevano bisogno di essere raccontate perché la generazione di mio nonno e quella di mio padre erano abituate all’oralità. Muratori entrambi, avevano le mani troppo impastate di cemento per potersi permettere di scrivere come faccio io. Negli anni sono stato ossessionato da questa storia, la scrivevo, riscrivevo, la cancellavo, finché la mia maturità narrativa mi ha permesso di costruire questo libro» spiega lo scrittore Vincenzo Reale.
«Vicenda corale, anche se incentrata sulla figura del greco, il folgorante romanzo di esordio di Vincenzo reale, fonde il realismo magico di matrice ispanoamericana con l’antichissima tradizione del racconto orale, tipica del nostro meridione. Crea personaggi iconici in grado di imprimersi indelebilmente nella memoria del lettore. La fortuna del greco è un affresco antropologico, sociologico e storico, di una Calabria in bilico fra un passato preistorico, magico, violento, ma anche puro e incontaminato, un futuro incerto, una Calabria nella quale distruzione e costruzione soni i due poli opposti dentro cui la gente è abituata a muoversi e a vivere, ricominciando ogni volta daccapo, in un moto perpetuo che fa di questa terra il luogo per antonomasia de non finito» recensisce Antonella Falco, critico letterario.
Segue l’intervento di Antonio Pagliuso, scrittore e anch’egli critico letterario. «E’ la terza volta che mi ritrovo a parlare piacevolmente con questo romanzo; e già la prima volta, capii che era un romanzo che poteva tracciare una strada. La strada l’ha trovata questo libro, come se avesse già molti anni ma in realtà è solo da gennaio che è uscito con tutta la promozione e il sostegno della casa editrice. Rubettino ha creduto sin da subito in questa opera. Lustro a “La fortuna del greco” che ha una storia datata non tanto per quello che è contenuto nel libro, ma per la sua genesi».
La fortuna, dunque, quella di Antonio il greco, in grado di influenzare in maniera positiva o negativa gli eventi casuali, con tutte le accezioni che questa parola può assumere: il greco perde tutto, i familiari, la casa, la propria terra e ciononostante costruisce una famiglia e un futuro. Basta questo per considerarlo fortunato. Ma cos’è davvero la fortuna, a fronte di tutte queste contraddizioni? Questo sarà il lettore a dirlo.